mercoledì 14 gennaio 2015

UDAI - Il ragazzo che pesò l'elefante

Nella notte dei tempi, quando ancora qui da noi l'uomo si vestiva di pelli d'animale e i rifugiava nelle caverne, nel lontano oriente già era grande il Celeste Impero, il Katai o la Cina come noi la chiamiamo ora. 
Era veramente un impero smisurato ed un muro lungo cinquemila kilometri ne difendeva a nord i suoi confini che si estendevano dalle Indie alla Mongolia. Affacciato sul mare guardava lo Zipon, "l'oriigine del sole", l'attuale Giappone, anche se i suoi abitanti, gli Ainu, manco immaginavano di essere osservati. 
Capitale di questo vastissimo Impero  era la città di Changan, ora Sian, nello Shensì, dove vivevano ottomila famiglie, e le famiglie allora erano molto numerose.
Le mura che cingevano la città erano lunghe venticinque kilometri con dodici porte e sedici ponti, Nove mercati, con moltissime officine artigiane e botteghe di ogni tipo, assicuravano ogni ben di dio ai cittadini. 
La strada che partiva dalla capitale attraversando tutta la Cina raggiungeva i paesi che noi chiamiamo Pakistan, Afganistan, Irak, Siria, toccando addirittura le coste orientali del Mediterraneo. Era la famosa "via della seta" attraverso cui venivano esportati utensili di ferro, lacche e, ovviamente filati di seta e seta greggia. 
Sempre per tale via venivano importati cavalli, cammelli, profumi, uva, canapa. L'astronomia e la matematica erano già molto sviluppate così come la medicina e tutte le arti. E' in quel periodo che venne stampata la prima carta. Una carta di seta molto sottile atraverso cui ancora oggi i cinesi di allora ci parlano e ci raccontano la loro storia.
Figlio del Cielo, ossia Augusto imperatore della Cina, era il grande Wu, della dinastia Han Occidentale,  che aveva al suo fianco come Primo Ministro, il Marchese di Dai Li Cang. Il Marchese era ritenuto da tutti un astuto e abile uomo di governo. Intesseva rapporti diplomatici con i pesi confinanti e anche con quelli più lontani come gli Stati di quel territorio che noi oggi chiamiamo India. 
Un giorno il Principe di uno di questi stati inviò in dono al Primo ministro un regalo molto insolito, un elefante. 
L'elefante era enorme, immensa la sua proboscide prensile, lunghe le sue zanne d'avorio e grandissime le sue orecchie. Nessuno prima a Changan ne aveva visto uno. 
Gli abitanti sbigottiti, si rintanarono nelle case parlando di un enorme mostro comparso in città. 
I cortigiani dal canto loro, dapprima spaventati, presero confidenza con il pachiderma in quanto questi era comandato a bacchetta da un ragazzino che l'aveva accompagnato per incarico del suo Principe. 
Il ragazzo si chiamava Udai ed aveva due occhi scuri e rotondi molo diversi dagli occhi a mandorla dei cinesi. 
Li Cang ricambiò la cortesie del principe inviando subito nel Mewar, osì si chiamava quello stato indiano, una ambasceria con sete e lacche rarissime. Poi, mentre gli ambasciatori con il loro prezioso carico lasciavano la capitale, incominciò ad osservare meglio l'elefante, la sua forza, la sua imponenza e si chiese; "Ma quanto peserà mai un animale così grande?" La curiosità lo indusse ad invitare i suoi amici e a convocare i Saggi colleghi del suo governo per conoscere come fosse possibile pesare l'elefante.

Dovete sapere che allora in Cina, pur essendo così avanzate le scienze e le arti, l'unico strumento per pesare era costituito dalla stadera, ossia una bilancia a piatto. 

 Con questo arnese i cinesi pesavano i sacchi di grano o di riso, pesavano oggetti gran di e meno grandi, ma certamente non sarebbero mai riusciti a pesare una cosa grande e pesante come un elefante.
I saggi si riunirono, discussero, bisticciarono, convocarono altri saggi più saggi di loro, fecero venire gli astronomi di Corte, o per meglio dire, gli astrologi che conoscevano il corso delle stelle, stilavano un calendario molto preciso,  predicevano le eclissi di sole e di luna, ma anche questi non furono in grado di dare una risposta al quesito di Li Chang. 
Dopo giorni e giorni di riunioni e di consulti infine il più saggio di tutti trovò il coraggio di andare dal Primo Ministro e con molta tristezza confessò: "Purtroppo non abbiamo trovato un piatto abbastanza grande da farci salire il pachiderma e un'asta così robusta da sostenerlo e noi non sappiamo come pesare l'elefante in un altro modo".
Il caso volle che fossa presente nella Sala delle Adunanze il piccolo Udai. Il ragazzo si incuriosì e tornato nel suo alloggio cominciò a pensare.
Intanto ormai era scesa la sera e l'ancella addetta al suo servizio prima di ritirarsi accese la lampada di bronzo per rischiarare l'ambiente mentre dal bruciaprofumi saliva in alto una nuvola d'incenso che permeava tutta la casa.
Ad un tratto Udai batté le mani e richiamò l'ancella che tornata nella stanza s'inchinò come d'uso e disse: "Ai tuoi ordini Udai, Gran Guardiano del Sacro Elefante!", "Don Wan corri  subito dallo scrivano di Li Cang e fammi mettere in lista per la prima udienza di domani mattina. Digli che Udai ha scoperto il modo di pesare l'elefante. Presto corri, non perdere tempo."
La ragazza, ripetuto l'inchino di rito, si volto e si mise a camminare velocemente, ma a passi brevissimi come solo potevano permetterle i suoi piccoli piedi fasciati sin dalla più tenera età:
Il mattino dopo, indossato uno speciale vestito d'ordinanza adatto all'occasione, Udai si trovò puntualissimo davanti alla soglia della sala delle Udienze. Il suono del gong ordinò agli armigeri di aprire la grande porta ed Udai entrò inchinandosi profondamente per tre volte. con lui entrarono anche i Saggi che non erano riusciti a trovare una bilancia adatta all'elefante.
Erano stati svegliati nella notte dagli inviati di Li Cang che aveva ordinato loro la presenza all'udienza del giorno dopo. Quando conobbero il motivo della convocazione, quando seppero cioé che un ragazzo era in grado di pesare il grosso animale essi scoppiarono in una fragorosa risata infrangendo così tutte le regole del protocollo. "Ci mancherebbe altro, un ragazzo sa quello che noi saggi non sappiamo? Assurdo! Impossibile!" Un vero coro di risate e di proteste che furono placate solo da un secco colpo di gong ordinato dal Marchese. in effetti anche lui non era troppo convinto che un ragazzo, un piccolo indiano, sapesse quello che astrologi e scienziati ignoravano, ma era convinto che comunque, in mancanza di meglio, valeva la pena di tentare.
"Udai - disse Li Cang - è vero quanto mi hanno riferito? Sai veramente come si può pesare l'elefante?" "Si - rispose il ragazzo - è una cosa semplicissima, solo che finora nessuno ci aveva pensato."
"E dimmi - proseguì il primo Ministro - dove troverai un piatto di bilancia così grande?" "La giunca arrivata ieri da Panyu è un piatto sufficiente a contenere un elefante" "E quale asta userai per sostenerlo?" soggiunse Li Chang. "L'asta più naturale che ci sia per questo tipo di piatto - rispose il ragazzo - l'acqua."
I cortigiani scoppiarono in una corale risata "Figuriamoci l'asta fatta d'acqua, che sciocchezza!"
Un'occhiata del Primo Ministro li zittì.
Chiamato lo scrivano di corte, Li Cang gli dettò un'ordinanza che ingiungeva a tutti gli artigiani della città e ai marinai della giunca di mettersi al servizio di Udai per aiutarlo nell'impresa e ai saggi di seguire il ragazzo per controllare l'operazione. Così quel mattino, dalle finestre della case in cui erano rintanati, i paurosi  cittadini di Changan videro sfilare uno strano eterogeneo corteo. In testa decine di artigiani, abili maestri del legno, del ferro, del cuoio, nei loro variopinti abiti e con gli arnesi del loro mestiere nelle mani.
Poi il grosso elefante che barriva al sole come per salutare il nuovo giorno e, comodamente seduto sopra, Udai che con un lieve tocco della mano gli indicava la strada. Quindi i Saggi, gli astrologi, gli esperti che con i loro lunghi e sontuosi vestiti chiudevano la parata pizzicandosi nervosamente, emozionati, divertiti e seccati ad un tempo, le barbette affusolate. Oltepassato l'ultimo ponte ecco finalmente dondolarsi sull'acqua dorata dai raggi del sole la giunca e sulla riva i marinai già schierati e pronti a ricevere gli ordini di Udai. Un piccolo tocco di mano del ragazzo convinse l'elefante a favorire una sua agevole discesa. Messo piede a terra Udai si rivolse al Capitano della giunca ordinandogli di allestire un pontile un pontile adatto al passaggio del pachiderma dalla riva alla nave, già svuotata in precedenza di tutte le merci trasportate. Come i marinai completarono questa prima operazione Udai si avvicinò all'elefante e dopo appropriate carezze sulla proboscide lo diresse verso attraverso il pontile sulla tolda della giunca e quindi, per la stessa strada, tornò a terra lasciando solo l'animale . La giunca sotto il peso s'inabisso di parecchio cambiando così la linea di galleggiamento. A questo punto Udai chiamò gli artigiani del suo seguito e disse loro di salire sulle barche preparate  dai marinai,  e di girare intorno alla giunca segnando, con una speciale vernice bianca, la nuova linea di galleggiamento. Quindi, con le stesse modalità dell'andata, predispose il ritorno dell'animale sulla terra ferma. Come la nave fu liberata dal suo peso ristabilì la vecchia linea di galleggiamento e a questo punto Udai ordinò agli artigiani di raccogliere tutte le pietre dei dintorni e di caricarle sulla giunca fino a quando questa si sarebbe inabissata al punto esatto del segnale bianco tracciato in precedenza. Quando questo accadde il ragazzo ordinò: "Ora non vi rimare che scaricare le pietre, pesarle una ad una ed addizionare i risultati. Il totale corrisponderà al peso dell'elefante.
Un triplice "Evviva il piccolo Saggio" urlato a squarciagola da marinai ed artigiani accolse il risultato.
Anche i Saggi perplessi prima, dovettero constatare che un ragazzo era stato più saggio di loro.
Lo stesso corteo di prima s'incamminò per il ritorno.
Agli artigiani e ai Saggi si unirono i marinai suonando tamburi, pifferi e flauti in onore del piccolo indiano.
Udai giunto a palazzo ed esposto il risultato a Li Cang questi si rivolse al ragazzo con lo sguardo soddisfatto e felice e disse: "Ti ringrazio Udai, Gran Guardiano del Sacro Elefante, da oggi sei degno di sedere tra i Saggi dell'Impero e sarai l'unico Saggio che, per molti anni ancora, non potrà lisciarsi la barba":
Ora mi chiederete: "Ma quanto pesava l'elefante?"
Suvvia amici, è semplicissimo saperlo. Basta prendere un elefante, una nave, della vernice e delle pietre e l conto è presto fatto.

Udai ha vinto il 1° Premio Assoluto per la sezione favola inedita nella seconda edizione del "Premio Farabolina" indetto in occasione del Carnevale di Viareggio.









martedì 9 dicembre 2014

PIAZZA MONTALE

Rinchiusa la portiera come in sogno
all'istante ci appare Gibellina
quella nuova del dopo terremoto
col ricordo dell'arte per le strade
ed il futuro appeso ad una stella.

Torino Vallette piazza Montale
l'acqua zampilla di fronte al teatro
mentre sulla scena Dioniso impazza
in una pizzica fatta col fuoco
che Prometeo sottrasse agli dei.

9 giugno 2007 - Spettacolo dell'Officina Caos

SETTEMBRE 43

Comparve come folata di vento
dalla strada selciata di macerie
con rumore d'esercito in fuga.
i tacchi alla nuca rincorrevano
quella vita che gli stava sfuggendo,
sparì dietro l'angolo in un istante.
Quando alle donne i segugi chiesero
tutte indicarono l'angolo opposto,
non sapevano di fosse il ragazzo
ma in quel momento era figlio di tutte.

giovedì 20 novembre 2014

Buona giornata fratello

Oggi sul tram ho trovato un fratello
il volto un po' più scuro del mio
il Natale celebrato più a sud
e lo sguardo rivolto a nord
il pensiero portato alla scoperta
che le razze son solo più un diversivo
per dividere i poveri del mondo
mentre i più ricchi con disinvoltura
lasciando a noi solo carte false
tra loro si spartiscono il bottino

lunedì 29 settembre 2014

10/8/2013

La nostra corsa al parcheggio nei boschi
come per incanto si trasformò
in una nuova PECHINO-PARIGI:
tutto un intrigo di strade sterrate,
curve curvate e tronchi troncati,
ampi spazi recintati e vietati.
Sbandano gli anni correndo sui monti
una camminata ormai d'altri tempi
quando ancora l'occhio gemello al passo
equilibrava il peso dell'età.

*PECHINO-PARIGI la mitica corsa del 1907

domenica 15 giugno 2014

FRAGOLE DI SCOGLIO

Lo scoglio s'insinua nel mare dando la sensazione di trovarsi chissà dove.
Basta voltare le spalle ai bagnanti sdraiati sulla spiaggia di sabbia riportata, basta non vedere la passeggiata litoranea perché questa località, senza pretese, d'incanto scompaia per lasciare il passo a qualsiaisi fantasia.
Il vento aiuta l'immaginazione: la cittadina qualunque, con un colpo di bacchetta magica, diventa un'esotica isola dei mari del sud.

Seduto sullo scoglio osservo la mia amica che sta nuotando verso la boa per poi tornare indietro e ancora rivoltarsi all'orizzonte.
Forse anche lei sogna di essere altrove, la fantasia non le fa difetto.

Dopo un po' decido di leggere Orazio. Mi volto per prendere il libro dallo zainetto e resto impietrito e, a dir poco, turbato.
Una giovane fanciulla in topless svetta il suo seno acerbo e sodo verso un cielo che certamente, meno imbarazzato di me, non distoglie lo sguardo.
Mentre mi rivolto verso il mare i miei occhi fotografano due capezzoli appena accennati. Due piccoli puntini rosati sopra un pallido di città.
Apro il libro ma, tra un verso e l'altro, il mio pensiero scivola su ciò che ho appena visto. Poi, a poco a poco, entro nell'antico mondo del Poeta, così lontano e, pur nella diversità, così simile al nostro.

A intervalli il mio sguardo si posa sul nuoto instancabile della mia amica che continua a muoversi nell'acqua con la sicurezza di un delfino, o forse di una Sirena, non so, anche perché io non ho mai dovuto legarmi ad un albero in quanto, ahimè, le Sirene non le ho mai incontrate!

Ad un tratto dall'acqua mi arriva un cenno convenzionale che annuncia l'ora del ritorno.
Senza voltarmi afferro lo zainetto, estraggo calzoni e camiciotto che indosso sempre rivolto al mare, poi, però, riposto il libro e l'asciugamano, per dirigermi alla spiaggia devo per forza voltarmi e il mio sguardo imbarazzato, ma curioso, ritorna al giovane seno esposto al vento.

Resto sbalordito. Ora i capezzoli non sono più due appena accennati puntini rosati, ma due appetitosi fragoloni rosso fuoco.

L'amplesso col vento ha fatto il miracolo.

mercoledì 15 gennaio 2014

SALMO 123

Preghiera per il popolo oppresso
canto dei pellegrinaggi

A te alzo gli occhi, a te che siedi
nei cieli! Ecco come gli occhi dei
Servi guardano la mano del loro padrone,
la mano della sua padrona, così gli
occhi nostri rivolti al Signore,
al nostro Dio, finché egli abbia pietà
di noi. Abbi pietà di noi, Signore,
abbi pietà di noi, perché siamo più
che sazi di disprezzo.
l'anima nostra è più che sazia dello
scherno degli orgogliosi e del disprezzo
dei superbi.